Il cielo bianco lattiginoso di novembre e la sensazione d'immaterialità che ne consegue, rendono esplicito sin dal risveglio il carattere negativo che contraddistingue l'esistenza degli abitanti dell' Emilia.
Il fatto che ci si trovi in una delle regioni più ricche e produttive d'Europa, con tassi di occupazione che superano il 70%, principale nodo commerciale e turistico della penisola italiana, non cambia di molto le cose. I dati non hanno mai aiutato la gente a resistere al bianco latte di questo cielo, nè insegnato loro a gestirlo. Era troppo presto per iniziare una giornata oppure un racconto. Non mi sentivo riposata, ma fui in grado di trascinarmi in cucina alla ricerca di acqua, che era il motivo per il quale all'improvviso mi ero ritrovata sveglia, alle sette a quaranta del mattino.
Mio fratello, sulla soglia della sua stanza, si beveva il suo caffè e si preparava per andare a lavoro. Mi guarda arrancare mentre percorro il corridoio. abbozza un sorrisino spietato con l'aria di chi ne sa a pacchi più di te perchè è nato undici anni prima quindi ha già maturato una quantità media di esperienza tale da permettergli di guardarti con l'aria di chi ne sa a pacchi più di te perchè è nato undici anni prima. Appoggiato con un fianco al muro, porta alla bocca una tazzina di caffè. Il suo volto trapelava incertezza, forse per eccesso di parole solo pensate e non dette, forse perchè sono solo le otto del mattino e nessuno si sente mai riposato a quest'ora, tranne il mio coinquilino, che pare morto talmente sembra sano e sveglio alle otto del mattino. Ottenuta con il silenzio, la sua incertezza mi pare un buon risultato. Lo osservo ancora, decido di divertirmi un po': prendo il barattolo del caffè dal mio stìpo, riempio il dosatore, attendo che la macchinetta per espresso si scaldi, premo il tastino luminoso, attendo che eroghi la dose, ripremo il tastino non più luminoso, spengo la macchinetta e mi dirigo sulla soglia della mia stanza, appoggiato con un fianco al muro. Lui asciuga le tazzine con il panno, le ripone con cura al loro posto, si volta, esce dalla cucina, entra in camera sua, si infila il cappotto, prende il portatile e i suoi progetti, chiude la porta della sua stanza, si volta, percorre il corridoio fin quando scorge me, che emulo le sue posizioni inaugurali: appoggiata con un fianco al muro, porto alla bocca la tazzina del caffè con la mano destra, e tengo in mano il piattino con la sinistra. Lo osservo arrancare e lo guardo con l'aria di chi non ne sa un cazzo del mondo, e non vuole saperne perchè dal mondo tenta di rifuggire quotidianamente, senza remore, e può permettersi di guardarti con l'aria di chi non ne sa un cazzo del mondo e non vuole saperne perchè dal mondo rifugge. Lui è attonito. Io lo fisso attentamente per qualche istante. Poi, distolgo lo sguardo, bevo il caffè, poggio la tazzina sul piattino, mi avvicino a lui, lo riguardo attentamente per poi voltarmi e proseguire per la cucina dove ho sciacquato e riposto la tazzina con il relativo piattino. Lui è uscito ed ha sbattuto la porta con cura.